Lecce (giovedì, 28 agosto 2025) — “Lu Curcaluru” non è soltanto un nuovo singolo, ma un grido che nasce dalla terra salentina, ferita eppure ancora capace di speranza. Giuliano Sangiorgi, voce e anima dei Negramaro, ha presentato questo brano durante la Notte della Taranta, affiancato da ospiti come Serena Brancale ed Ermal Meta. La canzone, scritta interamente in dialetto, racconta la nostalgia e il legame indissolubile con gli ulivi del Salento, oggi segnati dalla piaga della Xylella. Nel videoclip compare anche Nicoletta Manni, étoile salentina del Teatro alla Scala di Milano, a dare corpo e movimento a quell’identità che Sangiorgi non smette mai di raccontare.
di Nicola De Dominicis
Nato e cresciuto in Copertino, Sangiorgi è molto più che il frontman di una delle band italiane più amate degli ultimi vent’anni. Con i Negramaro ha portato la musica salentina nei palchi più importanti d’Italia e d’Europa, contribuendo a diffondere un linguaggio musicale che unisce tradizione e modernità. Brani come “Mentre tutto scorre”, “Estate” o “Meraviglioso” hanno segnato intere generazioni, rendendolo una delle voci più riconoscibili e amate del panorama nazionale. La sua importanza per il Salento non è solo artistica, ma anche culturale: ha saputo trasformare la sua terra in fonte di ispirazione continua, restituendole dignità e visibilità attraverso la musica.
Il cuore del nuovo brano si svela proprio nelle parole del cantante, che in un’intervista ha spiegato come l’assenza degli ulivi abbia risvegliato ricordi atavici: i picnic di Pasquetta tra le campagne, i nonni che custodivano la tradizione, il rifugio all’ombra di quegli alberi millenari. Alberi che non erano semplici piante, ma “antenati”, presenze quasi umane, parenti silenziosi ora scomparsi. “Lu Curcaluru”, nella cultura popolare salentina, è il folletto notturno che si posa sul petto e toglie il respiro, immagine che diventa metafora della perdita, ma anche del bisogno di ritrovare un legame con le radici.
Sangiorgi non nasconde che scrivere in dialetto sia stata una sfida nuova, un linguaggio che ha aperto davanti a lui un codice creativo inaspettato. “Ho chiuso gli occhi e ho scritto in dialetto – racconta – ed è stato come scoprire un nuovo modo di esprimermi, quasi un’altra voce che non pensavo di avere”. Da questa esperienza, il cantautore ha tratto non solo un brano intenso, ma anche un insegnamento: la forza delle radici e della lingua popolare può ancora generare arte universale.
“Lu Curcaluru” diventa così un ponte tra disperazione e speranza. La disperazione per una terra martoriata da una malattia che ha cambiato il paesaggio del Salento; la speranza che, attraverso la musica, si possa custodire la memoria e dare nuova vita a quel patrimonio che sembra perduto. Ecco l’articolo.
Per ascoltare “Lu Curcaluru” ecco il link al video ufficiale.
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