Lecce (venerdì, 3 ottobre 2025) — Il dibattito sull’arte di strada in città si accende. L’incontro tra artisti e amministrazione comunale non ha portato ad alcuna intesa: da un lato il Comune che insiste sull’esigenza di regolamentare le esibizioni, dall’altro i performer che rivendicano il principio di libertà espressiva e contestano il nuovo regolamento. A farsi portavoce della categoria è Federico De Marco, deciso ad impugnare il provvedimento davanti al TAR perché ritenuto illegittimo e contrario allo spirito stesso dell’arte di strada.
di Nicola De Dominicis
La riunione a Palazzo Carafa, che ha visto seduti al tavolo la sindaca Poli Bortone, l’assessore Margiotta, il dirigente Buonocore e tre rappresentanti degli artisti, si è conclusa con un nulla di fatto. Per De Marco il Comune non ha alcuna competenza a rilasciare autorizzazioni o decidere postazioni: nella Legge Regionale del 2003 non c’è alcun riferimento a un simile potere. Il timore è che con le nuove regole gli spazi possano finire nelle mani non di veri performer, ma di operatori che si presentano come artisti pur svolgendo attività diverse, riducendo così le possibilità per chi vive realmente di musica, spettacolo e performance.
Il nodo più delicato riguarda le arti figurative: è lecito cedere un’opera in cambio di un’offerta libera? Per alcuni si tratta di una normale manifestazione artistica, per altri di una forma di vendita mascherata. Gli stessi artisti hanno avanzato due proposte contrapposte: vietare in maniera esplicita la consegna delle opere, oppure consentirla stabilendo regole chiare. La mancanza di una definizione univoca genera incertezza e ha già portato a multe e contestazioni, con alcuni pittori che hanno scelto di ritirarsi denunciando presunte disparità di trattamento da parte della Polizia Locale.
De Marco, esasperato, ha persino annunciato l’intenzione di lasciare Lecce come artista di strada: meglio un addio netto che vivere un lento declino sotto vincoli burocratici. La sua denuncia va oltre il caso personale: “La strada deve restare un luogo di libertà artistica, non un mercato mascherato”.
Dietro questa protesta si intravede un conflitto più profondo: quello tra la spinta alla regolamentazione e il bisogno di riconoscere l’arte di strada come patrimonio culturale vivo, spontaneo, libero. Una questione che, senza chiarimenti normativi, rischia di trasformarsi in un contenzioso continuo e di impoverire la vitalità creativa della città.
Immagine libera di repertorio da Pixabay.com
Last modified: Ottobre 3, 2025

