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Addio a Remo Girone: un grande attore oltre Tano Cariddi

Italia (sabato, 4 ottobre 2025) — È scomparso nella sua casa Remo Girone, attore che il pubblico televisivo ha imparato ad associare indissolubilmente al volto di Tano Cariddi, il villain della serie cult La Piovra. Eppure, a guardare la sua carriera con occhi più attenti, emerge un percorso artistico segnato da scelte complesse, passioni profonde e un continuo oscillare tra palcoscenico e set. Nato in Eritrea nel 1948, Girone si avvicina presto al mondo dello spettacolo e a soli tredici anni si trasferisce a Roma, dove frequenta l’Accademia d’Arte Drammatica. Sarà quello il vero punto di svolta.

di Nicola De Dominicis

Il teatro resta sempre la sua vocazione più autentica: classici diretti da registi come Ronconi e Costa, il confronto con testi di Cechov che lo segneranno per tutta la vita, fino a un indimenticabile Zio Vanja diretto da Peter Stein nel 1996. Non mancano incursioni più ardite, come Orgia di Pasolini, che confermano la sua capacità di muoversi tra tradizione e sperimentazione. Parallelamente, il cinema lo accoglie con opere d’autore: da Bellocchio con Il Gabbiano a Squitieri, da Scola a Damiani, fino a Greenaway. Ogni esperienza, per quanto frammentata, testimonia la ricerca di un linguaggio sempre nuovo.

Il 1987 segna però una frattura. Con la terza stagione de La Piovra, Girone diventa il “cattivo per eccellenza” della televisione italiana. Tano Cariddi gli regala fama, riconoscimenti e un’immagine che, per quanto potente, finisce per sovrapporsi al resto della sua carriera. Nonostante altri ruoli di qualità, la forza emotiva del personaggio resta predominante. La sua presenza nelle stagioni successive dello sceneggiato porta ascolti record e una popolarità che lo accompagnerà a lungo, quasi come un marchio inevitabile.

Eppure Girone non smette di sperimentare. Dal varietà televisivo con la moglie Victoria Zinny a interpretazioni in film come Il gioiellino di Molaioli o Benvenuto Presidente! di Milani, fino al ruolo di Enzo Ferrari in Le Mans ’66 – La grande sfida. Nel 2015 arriva persino alla conduzione di Techetechetè, dimostrando una versatilità che pochi avrebbero immaginato.

Il suo percorso è fatto di successi e interruzioni, di premi – come il Flaiano – e di scelte che a volte lo hanno allontanato dai suoi ideali iniziali. Ma dietro l’ombra lunga di Tano Cariddi resta l’impronta di un artista capace di attraversare generi, epoche e linguaggi, con la stessa passione di quel ragazzo che a tredici anni lasciava l’Africa per inseguire un sogno.

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Last modified: Ottobre 4, 2025
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