Lecce (giovedì, 11 dicembre 2025) — La vicenda legata alla morte di Roberta Bertacchi, la giovane di 26 anni trovata senza vita sul balcone di casa all’alba dell’Epifania 2024, sembra lontana da una conclusione. I suoi familiari, infatti, hanno deciso di opporsi alla richiesta di archiviazione formulata dalla Procura, chiedendo con forza di proseguire le indagini e approfondire ogni elemento rimasto in sospeso. Al centro della contestazione c’è la decisione della pm Rosaria Petrolo di depennare l’accusa di istigazione al suicidio nei confronti di Davide Falcone, fidanzato della vittima, mantenendo solo quella di maltrattamenti. Per la famiglia, questa ricostruzione sarebbe incompleta e non pienamente aderente a quanto emergerebbe dal fascicolo investigativo.
di Nicola De Dominicis
Dall’analisi effettuata dai legali della famiglia, alcune incongruenze nelle ultime ore di vita di Roberta aprirebbero scenari diversi da quelli finora considerati. In particolare, la perizia dell’ingegnera Luigina Quarta — basata sull’ascolto dei file audio acquisiti dagli investigatori — indicherebbe come Falcone sarebbe tornato nell’abitazione di Roberta per un confronto privato dopo essersi liberato della compagnia di alcuni ragazzi conosciuti la sera stessa. Proprio in quell’arco temporale, secondo gli avvocati, si sarebbe consumata l’ultima aggressione, con una dinamica ritenuta incompatibile con la versione fornita da Falcone ai carabinieri il 6 gennaio.
Le riflessioni dei familiari non si fermano qui: se anche si ammettesse l’ipotesi del gesto volontario, tale decisione, sostengono i legali, sarebbe da considerare come “diretta conseguenza delle gravi e spregiudicate vessazioni” subite nel tempo dalla giovane. Un quadro fatto di offese, pressioni psicologiche e umiliazioni che avrebbero logorato profondamente la sua fragilità emotiva.
Ulteriori dubbi riguardano i reperti trovati in casa, la dinamica suicidaria, la compatibilità delle impronte sul balcone, la lunghezza della sciarpa, il nodo utilizzato e persino i segni sulle calze, tutti elementi che — secondo i familiari — non si concilierebbero con la ricostruzione ufficiale. Anche l’orario della morte risulterebbe diverso da quello indicato nella consulenza medico-legale, con uno scarto stimato di almeno due ore.
Tutti questi punti sono confluiti nell’opposizione formale all’archiviazione: un atto che chiede alla magistratura di non fermarsi e di continuare a indagare, affinché venga fatta piena luce sulla morte di Roberta e si possa arrivare a una verità più solida, libera da ombre e contraddizioni.
Immagine libera di repertorio della questura di Lecce da Google Immagine Licenze Creative Commons.
Last modified: Dicembre 11, 2025

