Nardò (domenica, 7 dicembre 2025) — L’episodio legato alla scomparsa – poi risolta positivamente – di Tatiana Tramacere continua a far discutere, più per le sue implicazioni sul giornalismo contemporaneo che per il fatto di cronaca in sé. L’errore “a cascata” che ha portato molte testate, nazionali e locali, a diffondere la falsa notizia della morte della ragazza ha generato un interrogativo collettivo: quanto è ancora solido il sistema di verifica nell’informazione veloce? Il caso è diventato una sorta di specchio, utile non tanto a puntare il dito, quanto piuttosto a capire cosa non funziona in una professione diventata sempre più esigente, precaria e regolata da normative che complicano la costruzione di fonti affidabili.
di Nicola De Dominicis
Un tempo il giornalista doveva “far passare la notte” prima di pubblicare. Oggi la competizione per arrivare primi sembra avere eroso quello spazio di cautela che permetteva conferme, verifiche, confronto. Eppure, anche quando i ritmi erano più lenti, gli errori capitavano: emblematico il racconto di Travaglio su Montanelli, che rinunciò a diffondere uno scoop vero perché non aveva ricevuto un’ulteriore conferma. A ricordare che la prudenza è una forma di responsabilità, non una debolezza.
L’Ordine dei Giornalisti, intervenuto sulla vicenda, sottolinea proprio questo punto: si può sbagliare, purché l’errore venga rettificato tempestivamente, come prescrive l’art. 2 della legge 69/63. E nel caso Tramacere, secondo l’Ordine regionale della Puglia, i giornalisti coinvolti avrebbero rispettato sia la norma che il codice deontologico, correggendo la notizia non appena scoperta la sua infondatezza. La fonte, percepita come attendibile, non sarebbe stata sottoposta a ulteriori riscontri proprio perché ritenuta solida.
Il dibattito, però, non si ferma alla forma. Sui social e persino tra colleghi è partita una campagna denigratoria che ha trasformato un errore professionale – pur grave – in un attacco generalizzato alla categoria. L’Ordine ricorda che chi si ritenesse leso può presentare esposto al Consiglio di disciplina, l’organo che garantisce trasparenza, correttezza e tutela della qualità informativa.
La vicenda si chiude, formalmente, con una sorta di “assoluzione” da parte dell’Ordine. Ma resta aperta una questione più ampia: la fiducia dei lettori, quella che nessuna norma può ristabilire da sola. Il giornalismo esce da questo caso non colpevole, ma ammonito: l’errore può essere umano, ma la credibilità va riconquistata ogni giorno.
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Last modified: Dicembre 7, 2025

