Lecce – La donazione di un ecografo wireless di ultima generazione all’Unità di Terapia Intensiva Neonatale del “Vito Fazzi” diventa l’occasione per riflettere su quanto la comunità riesca a farsi concreta quando mette al centro i più fragili. Le Associazioni Cuore e mani aperte OdV e Amici della Carne alla Turca hanno scelto di consegnare l’apparecchio proprio nella Giornata mondiale della Prematurità, un momento simbolico che richiama all’attenzione, alla prevenzione e soprattutto a quell’amore responsabile che invita gli adulti a non voltarsi davanti al dolore. La cerimonia si è svolta alla presenza della direttrice sanitaria Patrizia Barone, del direttore dell’Utin Enrico Rosati, di don Gianni Mattia e di Luigi Greco, insieme al dottore Raffaele Longo, padre fondatore della neonatologia salentina. È stata una scena semplice, ma carica di significato: la tecnologia, infatti, non arriva mai da sola, quando è accompagnata da una comunità che decide di farsene carico. <center>**di Nicola De Dominicis**</center>
A rendere il gesto ancora più simbolico è stato il colore viola, scelto nel mondo per ricordare la forza dei bambini prematuri: la facciata del Fazzi si è illuminata in serata, quasi a voler dare una luce diversa a chi ogni giorno affronta le fragilità del nascere troppo presto. All’interno del reparto, il nuovo ecografo – il modello Horus 4.0, definito da Rosati “il più piccolo e leggero al mondo” – promette di cambiare le tempistiche e la qualità degli interventi. Si tratta di uno strumento che, per dimensioni e immediatezza, permette di ottenere diagnostiche rapidissime direttamente al letto del neonato, collegandosi in tempo reale a smartphone e tablet. Una capacità che può fare la differenza, sia nelle emergenze sia nelle procedure delicate come il posizionamento degli accessi venosi, oggi raccomandate dalle linee guida internazionali sotto controllo ecografico continuo.
Accanto agli aspetti tecnici, a emergere è stato soprattutto il valore umano. Don Gianni Mattia ha ricordato come la vita, quando mette alla prova, chieda fiducia nel cielo e nella dedizione di chi non smette di accogliere. Il dono è stato presentato come un modo per proteggere la vita nel suo inizio più fragile, per offrire tempestività e cura a quei bambini che stanno “nel palmo di una mano”. Anche Luigi Greco ha sottolineato la portata comunitaria del gesto: frutto del lavoro di un intero paese, Surano, e della volontà di dare un contributo reale a chi affronta momenti di grande vulnerabilità.
La donazione, allora, non è soltanto un oggetto utile al reparto: è un ponte tra solidarietà e innovazione, un segno di come la tecnologia diventi davvero preziosa quando nasce dall’impegno condiviso e dalla capacità di guardare con attenzione chi ha appena iniziato il suo cammino.
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