Lecce (domenica, 31 agosto 2025) — Sotto il portico dell’ex Liceo-Ginnasio “Giuseppe Palmieri”, in piazzetta Giosuè Carducci, si conserva una memoria solenne che risale al 20 novembre 1921, quando venne inaugurata una lapide marmorea dedicata ai 62 studenti caduti nella Prima Guerra Mondiale. Si trattava di ragazzi che, prima di imbracciare le armi, avevano condiviso gli stessi banchi e gli stessi ideali, vivendo gli anni della giovinezza tra le aule di uno degli istituti più prestigiosi della città.
di Nicola De Dominicis
Il Palmieri, nato come Regio Liceo-Ginnasio, ha rappresentato a lungo il cuore dell’istruzione classica leccese. Situato nel centro storico, tra la pietra chiara e i vicoli stretti, ha formato generazioni di professionisti, intellettuali e uomini di cultura. Proprio lì, nel luogo della loro formazione, la comunità volle incidere per sempre i nomi di quei giovani caduti, affidandoli non soltanto alla pietra, ma alla memoria collettiva.
L’iscrizione della lapide fu dettata dal professore Raffaele De Lorenzis, stimato docente di italiano e latino. Alla cerimonia solenne, il preside F. Alvaro pronunciò un discorso che resta un documento vibrante di memoria civile. Egli sottolineò come il monumento, pur privo di grandiosità e sfarzo, fosse reso grande dal significato: “Ai valorosi è monumento il loro nome”. Parole semplici, ma destinate a superare il tempo, perché ciò che conta non è l’opera in sé, bensì il ricordo inciso nei cuori.
Il preside descrisse i 62 caduti come eroi, capaci di passare dagli studi al sacrificio in trincea, affrontando privazioni, battaglie e pericoli senza arretrare, mossi dal desiderio di difendere libertà, giustizia e dignità della Patria. Ogni nome scolpito nella pietra era insieme onore della famiglia, lode della città e simbolo di una generazione che aveva sacrificato tutto.
Quel discorso fu poi pubblicato nell’Annuario del Regio Liceo Palmieri (1923-24), diventando non solo un ricordo, ma anche un insegnamento rivolto agli studenti futuri. L’invito era ed è ancora oggi quello di ascoltare le voci che si levano da quei nomi: un monito per le nuove generazioni, chiamate a coltivare responsabilità, memoria e senso civico.
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