Surbo, Lecce (lunedì, 29 settembre 2025) — La vicenda di Gino Spagnolo, per tutti “nonno Gino”, sta scuotendo la comunità e sollevando interrogativi sulla gestione sanitaria di fronte a situazioni complesse. L’86enne di Surbo, muratore in pensione, ha visto peggiorare improvvisamente le sue condizioni di salute a partire dal 22 settembre, quando delirio e allucinazioni hanno costretto la famiglia a contattare il 118. Ricoverato con codice rosso a Casarano, è stato dimesso il giorno dopo, debilitato e sotto l’effetto di calmanti, ma senza un vero percorso di cura.
di Nicola De Dominicis
Da quel momento inizia una spirale di sofferenza. A casa, Gino rifiuta terapie e cibo, vive crisi violente e manifesta continue allucinazioni. Il neurologo di fiducia gli diagnostica un’encefalopatia vascolare cronica con demenza, impostando un trattamento che però non riesce a seguire con regolarità. La famiglia, disperata, chiede il ricovero ospedaliero con prescrizione del medico di base, ma l’Asl lo nega. Il motivo? L’età avanzata.
A 87 anni, viene spiegato alla famiglia, la gestione del paziente deve essere condotta in casa, con OSS o infermieri privati. Una risposta che lascia sgomenti i familiari, costretti a fronteggiare scene drammatiche di notte, assistiti solo dalla guardia medica che interviene a più riprese.
Il 25 settembre la situazione peggiora: nonno Gino rifiuta acqua e farmaci, mentre le RSA contattate non possono accoglierlo senza una preventiva stabilizzazione clinica. Quando il 26 settembre viene richiesto un TSO, firmato anche dal sindaco, il medico Asl di turno non lo convalida, senza neppure visitarlo. Solo i medici del Centro di Salute Mentale, intervenuti successivamente, certificano un’“attuale situazione di pericolo sanitario” e raccomandano il ricovero.
Eppure, al momento decisivo, il 118 assegna soltanto un codice verde, creando un cortocircuito tra prescrizioni, referti e valutazioni operative. La famiglia, sfiduciata dopo le precedenti dimissioni e timorosa di nuove attese interminabili, rifiuta il trasporto in pronto soccorso.
Restano aperte domande pesanti: come è possibile passare dal rosso al verde in pochi giorni, ignorando una prescrizione di ricovero e un TSO firmato dalle autorità? Il timore più grande, espresso con amarezza dai familiari, è che la mancata presa in carico possa compromettere in modo irreversibile la salute di un anziano che avrebbe invece bisogno di cure protette e continuative.
Una storia che mette in luce le mille contraddizioni e fragilità del sistema sanitario, tra protocolli, responsabilità mediche e dignità dei pazienti più deboli.
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Last modified: Settembre 29, 2025

