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Il caso Laforgia in Cassazione: respinti i domiciliari

Lecce – La decisione della Corte di Cassazione di rigettare l’appello presentato dalla Procura di Lecce segna un nuovo passaggio nella complessa vicenda giudiziaria che coinvolge l’ingegnere barese Maurizio Laforgia, figura centrale nell’inchiesta favori & politica. La Suprema Corte ha infatti confermato la scelta del Tribunale del Riesame di annullare l’ordinanza di arresti domiciliari, respingendo l’ipotesi accusatoria relativa alla necessità di misure cautelari. Un esito che non chiude il quadro dell’indagine, ma che incide significativamente sulla posizione dell’indagato, già ritenuto una delle personalità chiave del presunto sistema che avrebbe messo in relazione politica e gestione degli appalti pubblici.

di Nicola De Dominicis

Secondo quanto emerso, la Procura aveva contestato al Riesame una serie di valutazioni ritenute illogiche o non adeguatamente motivate, soprattutto riguardo alla presunta assenza delle esigenze cautelari, elemento decisivo per negare la misura restrittiva. Il ricorso si fondava infatti sull’idea che la gravità indiziaria fosse stata comunque confermata, pur se ridimensionata, e che quindi le condizioni per applicare i domiciliari non potessero considerarsi venute meno. In particolare, la Procura contestava che il Riesame avesse legato la mancanza di pericolo attuale alle dimissioni di un coindagato, sostenendo che un presunto “sistema” sarebbe operativo anche in presenza dell’uscita di una singola figura, soprattutto se persistono collegamenti con altri soggetti coinvolti.

Un ulteriore punto di scontro riguardava l’interpretazione dei “delitti della stessa specie”, che per il Riesame risultava troppo ancorata alla possibilità di replicare lo stesso fatto materiale, mentre per l’accusa avrebbe dovuto considerare un pericolo più ampio, conforme alla giurisprudenza consolidata. La Cassazione, tuttavia, ha ritenuto le argomentazioni del Riesame sufficientemente fondate, respingendo così il ricorso della Procura e lasciando invariata la posizione di Laforgia.

Dal canto suo, l’ingegnere – difeso dagli avvocati Viola Messa e Michele Laforgia – aveva già sostenuto davanti al Riesame l’inesistenza di rischi attuali e la totale estraneità a qualunque sodalizio volto a condizionare appalti pubblici. Una consulenza tecnica dell’ingegnera Luigina Quarta aveva rafforzato la linea difensiva, contribuendo a sostenere la tesi dell’insussistenza delle esigenze cautelari.

L’inchiesta, tuttavia, prosegue il suo corso. I pubblici ministeri Alessandro Prontera e Massimiliano Carducci hanno recentemente chiuso le indagini, confermando le accuse nei confronti di 32 indagati. La vicenda resta dunque aperta sotto il profilo giudiziario, pur con un primo importante ridimensionamento sul fronte delle misure restrittive. Il pronunciamento della Cassazione, pur non entrando nel merito della colpevolezza o innocenza, definisce un passaggio chiave su come la giustizia valuta le condizioni di rischio e le garanzie da applicare durante lo svolgimento di indagini così articolate.

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Last modified: Novembre 13, 2025
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