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Racale, due anni al 39enne per maltrattamenti alla madre: pena sospesa ma obbligo di recupero

Racale, Lecce (Martedì, 16 Settembre 2025) –– Si è chiuso con una condanna a due anni di reclusione il processo a carico di un 39enne di Racale accusato di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali ai danni della madre anziana. L’uomo, in stato di alterazione da droghe e alcol, avrebbe più volte insultato, minacciato e picchiato la donna per ottenere denaro da destinare all’acquisto di stupefacenti.

di Nicola De Dominicis

La sentenza, emessa dal gup Angelo Zizzari al termine del rito abbreviato – che garantisce uno sconto di un terzo della pena – ha previsto la sospensione della condanna e la non menzione della stessa, imponendo però all’imputato l’obbligo di intraprendere un percorso di recupero. Un tentativo, dunque, di bilanciare la dimensione punitiva con un intervento riabilitativo che possa arginare le cause profonde del comportamento violento.

L’uomo è stato invece assolto con formula dubitativa dall’accusa di estorsione, legata alle richieste quotidiane di denaro avanzate con minacce di morte.

Le indagini dei carabinieri di Racale avevano ricostruito episodi avvenuti nel novembre 2022: il 39enne, spesso sotto effetto di sostanze, non solo insultava la madre con frasi intimidatorie come “Ti ammazzo” o “Ti uccido”, ma era arrivato anche a colpirla fisicamente. In un caso le procurò un ematoma al volto, con prognosi di una settimana, dopo averle sferrato un pugno.

Secondo l’accusa, la donna era sottoposta a continue richieste di somme tra i 20 e i 30 euro al giorno, soldi che il figlio avrebbe utilizzato per alimentare la dipendenza. Tuttavia, proprio su questo punto, il giudice ha preferito non ravvisare con certezza il reato di estorsione, limitandosi a riconoscere le violenze e i maltrattamenti.

La vicenda evidenzia un dramma che va oltre il singolo episodio giudiziario: quello delle fragilità familiari legate alle dipendenze, in cui i rapporti affettivi vengono stravolti dal bisogno compulsivo di denaro e sostanze. La decisione di orientare la pena verso un percorso di recupero restituisce un segnale chiaro: la giustizia non può prescindere da un approccio che tenga conto delle radici sociali e psicologiche del problema.

L’imputato, difeso dall’avvocato Biagio Palamà, avrà ora l’occasione di affrontare un percorso terapeutico che, oltre a segnare il suo futuro giudiziario, potrebbe rappresentare l’unica via per ricostruire un rapporto spezzato con la propria famiglia.

Immagine libera di repertorio da Pixabay.com.

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Tag: , , Last modified: Settembre 16, 2025
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