Lecce (mercoledì 17 settembre 2025) — Dallo scorso giugno, il centro storico di Lecce è diventato teatro di un intervento di archeologia urbana che sta riscrivendo pagine importanti della storia cittadina aprendo nuove prospettive sullo sviluppo del capoluogo di Provincia. Promosso dalla Soprintendenza Archeologia Belle Arti e Paesaggio per le province di Brindisi, Lecce e Taranto, con il sostegno del Ministero della Cultura e in collaborazione con il Comune, lo scavo ha portato a risultati che vanno oltre le attese iniziali.
di Nicola De Dominicis
L’area interessata si colloca tra piazza Sant’Oronzo e via Alvino, nei pressi dell’anfiteatro romano. Durante i lavori comunali di riqualificazione stradale del 2024, era già affiorata parte della cavea e alcune strutture perimetrali del monumento. Tuttavia, la sorpresa più rilevante è arrivata con il rinvenimento di mura poderose addossate all’anfiteatro, fin da subito interpretate come resti di un complesso sistema difensivo.
Gli archeologi hanno individuato un muro largo quasi quattro metri, realizzato con la tecnica “a sacco”, che reimpiega blocchi provenienti dallo smontaggio dello stesso anfiteatro e di altri edifici vicini. Conservato per oltre due metri d’altezza, il muro si sviluppa per circa sedici metri verso nord e poi piega a est, estendendosi sotto gli isolati moderni. Le analisi stratigrafiche suggeriscono una datazione tra il V e il VI secolo d.C., epoca segnata da instabilità politica e dal declino delle antiche arene, ormai inutilizzate dopo il decreto di Onorio del 404 che bandiva i ludi gladiatorii.
In una fase successiva, la struttura fu ulteriormente rafforzata con l’aggiunta di una torre circolare del diametro di circa dodici metri, costruita anch’essa con materiale di recupero. Questo intervento indica un processo di adattamento militare e strategico, che trasformò l’anfiteatro da luogo di spettacolo a fulcro difensivo della città.
Il muro scoperto in via Alvino mostra interessanti parallelismi con un’altra struttura rilevata agli inizi del Novecento da Cosimo De Giorgi durante gli scavi per la Banca d’Italia. L’ipotesi più accreditata è che tali evidenze fossero parte di un ampio kastron bizantino, una fortificazione che inglobava il monumento romano, come testimoniato anche da fonti medievali.
Questi studi offrono oggi un quadro più chiaro della Lecce altomedievale, rivelando un passaggio cruciale tra la fine dell’Impero romano d’Occidente e l’ascesa normanna. L’indagine in corso non solo arricchisce la conoscenza storica, ma restituisce alla città un tassello essenziale della sua identità culturale.
Immagine libera di repertorio dell’anfiteatro romano di Lecce da Google immagini Licenze Creative Commons.
Last modified: Settembre 18, 2025

